San Donato (7) The two gentlemen of Sassari

vicolo delle campane sassari_23

 

The church of San Donato has no parvis. It rises at the junction of Carrera Longa and Via San Donato, merging into the houses that surround it, as to declare that this parish belongs to people and even the Lord is a neighbour. In order to admire its architecture one has to approach its stones and slowly raise the head: looking up at the sky from the stolen space in the alleyway, the silent presence of this distinct neighbour gains back all its solemnity and sacrality. The ancient parish of San Donato, with its alleys and its courtyards, looks like a village enclosed by the city walls. The view from below of its church is quite a promise, an anticipation of the unusual and possible journey along these streets. Here the alleys stop being just passageways and become visions. Entering the labyrinth of streets one can perceive the sky above the roofs taking shape of every single alley, so clearly defined that the eyes can follow them without getting lost, perfectly synchronised with the footsteps on the cobbles. Here the skyways are closer, everyone can walk them, maybe because humanity is the beating heart of this part of Sassari. Row houses along the streets: the open windows, the closed ones, the tumbledown or restored windows; the ajar doorways, the dusty, the shiny ones, barred doorways, silent doorways; people moving away, turning corners, disappearing through an archway, figures arriving, passing by, meeting each other, leaving each other…this is life going on, following itself house after house, window after window, doorway after doorway, humanity after humanity.

The streets of San Donato are skyways, maybe that is the reason why here children playing down the streets are called little birds, “pizzinni pizzoni” in Sassarese, and a winged creature gives its name to one of the most important figures in the history of Sassari: “La quàgliura è un pizzòni diricàddu / chi a Sassari è ciamàddu: trappadé…” the quail is a gentle bird, that in Sassari is called “trappadè”, says a poem of the painter, illustrator and poet Paolo Galleri, and these words seem to me the most beautiful description of Signor Leonardo Ingolotti, known in Sassari by the nickname “Trappadè”. His life was so full of sorrow that it would be disrespectful to summarise it in these notes of mine. An accurate, respectful and beautiful biography of signor Leonardo Ingolotti, written by signor Tore Sanna, is available on line at Sardegna in Rete.  Trappadè was not born in San Donato, but I like imagining to meet him right here, because I believe he is the custodian of the humanity that keeps the stones of Sassari together. The love Sassaresi feel for his memory do suggests that.

Observing his stooping figure, a walking stick in his hand, in an old black and white photograph presumably taken in the 50s, I suddenly think about Enrico Costa. They were both of Genoese origin, but very different from each other: Costa, born in 1841, was a cultured man belonging to the middle class, who loved walking along the streets of Sassari sketching the architectural beauty of the city in essential, almost childish drawings; Ingolotti, born in 1895, was a disabled ex-serviceman of the First World War, a man of very low social rank, who meekly carried the painful acceptance of his destiny along the streets of Sassari. Separate lives, but the same gentleness in their dialogue with the soul of this city, same silent presence through the streets and the alleys of Sassari. Suddenly, while approaching the church, trying to imprison its beauty in my words, I see all these streets surrounding it becoming a veritable parvis and the houses overlooking the alleys, gathered in short, small rows, seem to me like pious figures going to Mass. In Corthi di li campani, the courtyard of the bells behind the church of San Donato, two gentlemen, hat and walking stick, chatter softly, while walking.

LMR

Many thanks to signor Tore Sanna for his courtesy.

Paolo Galleri, verses from the poem “Trappadè”, La mappa dell’amore – Immagini della vecchia Sassari, edited by Rotary Club Sassari Nord, 2001.

Cover photo and post image: Francesco Pau, The belfry of San Donato seen from the alley of the bells.


 

Due gentiluomini sassaresi

La chiesa di San Donato non ha sagrato. Sorge sul ciglio della Carrera Longa, all’incrocio con Via San Donato, e si confonde fra le case che la circondano come a voler ribadire che questa è una parrocchia di popolo, dove anche il Signore è dirimpettaio. Per poter ammirare le sue architetture, occorre avvicinarsi fin quasi a toccarne le pietre e sollevare lentamente la testa: mentre lo sguardo sale fino al cielo, nello spazio angusto rubato al pubblico passaggio, la silenziosa presenza di questo distinto “vicino di casa” riacquista tutta la sua solennità e sacralità. L’antica parrocchia di San Donato, con le sue isthrinte e le sue corti, è come un paese racchiuso dentro la città. La visione dal basso della sua chiesa è quasi una promessa, un’anticipazione del viaggio insolito e possibile lungo queste vie. Le isthrinte qui smettono di essere solo passaggi fra le case e diventano visioni. A mano a mano che ci si inoltra nel labirinto delle vie si percepisce che in alto, al di sopra delle case, il cielo prende la forma di ogni più piccola viuzza ed è così ben delimitato che lo sguardo può percorrerlo senza perdersi, in perfetta sincronia con i passi sul selciato. Qui le vie del cielo sono più vicine, sono per tutti, forse perché l’umanità è da sempre il cuore pulsante di questa parte della città. Le case a schiera lungo le vie, le finestre spalancate, chiuse, cadenti, restituite a nuova bellezza, i portoni socchiusi, polverosi, lucenti, sbarrati, silenziosi, le figure che si allontanano, svoltano sotto un porticale scomparendo, arrivano, passano accanto, si incontrano, si lasciano…sono la vita, che séguita, che si succede, casa dopo casa, finestra dopo finestra, portone dopo portone, umanità dopo umanità.

Le vie di San Donato sono vie celesti, forse per questo i bambini, che ancora giocano per le strade, qui sono chiamati da sempre “uccellini”, in sassarese “pizzinni pizzoni” ed è una creatura alata a dare il proprio nome a una delle figure più importanti della storia della città: “La quàgliura è un pizzòni diricàddu / chi a Sassari è ciamàddu: trappadé…” la quaglia è un uccello delicato, che a Sassari è chiamato trappadè, recita una poesia del pittore, illustratore e poeta Paolo Galleri e a me sembra la descrizione più bella del signor Leonardo Ingolotti, conosciuto da tutti i sassaresi come Trappadè. La sua storia è raccontata con estrema cura e rispetto nella biografia scritta dal signor Tore Sanna e disponibile in rete sul sito di Sardegna in Rete. Ne suggerisco la lettura per la bellezza del testo e perché l’esistenza del signor Leonardo Ingolotti è stata troppo dolorosa e sofferta per poter essere riassunta in questi appunti. Trappadè non era nato in San Donato, ma a me piace immaginare di incontrarlo proprio qui, perché credo sia lui il custode dell’umanità con cui le pietre di Sassari sono tenute assieme, l’amore che i sassaresi nutrono per il suo ricordo, del resto, lo suggerisce.

Osservando la sua figura un po’ curva camminare per via, appoggiandosi a un bastone, in una vecchia fotografia in bianco e nero presumibilmente scattata negli anni ‘50, ho subito pensato a Enrico Costa. Erano entrambi di origine genovese, ma molto diversi fra loro: Costa, nato nel 1841, era un signore colto, benestante, che amava passeggiare per Sassari e trascriverne le bellezze architettoniche in bozzetti così semplici da sembrare quasi infantili; Ingolotti, nato nel 1895, era un reduce e invalido della Grande Guerra, di umilissima condizione, che portava in giro per Sassari la dolorosa, mite accettazione del proprio destino. Vite diverse, ma stessa delicatezza nel dialogare con l’anima di questa città, stessa silenziosa presenza per le vie e le isthrinte di Sassari. Mentre mi avvicino alla chiesa per cercare di imprigionare la sua bellezza nelle parole, le vie che la circondano improvvisamente diventano il suo sagrato e le case, affacciate sulle isthrinte in brevi, piccole schiere, sembrano pie figure appena uscite dalla Messa. Nella Corthi di li campani, la corte delle campane dietro la chiesa di San Donato, due gentiluomini, bastone e cappello, passeggiano “ciarrendi”, chiacchierando, sottovoce.

LMR

Un ringraziamento particolare al signor Tore Sanna per la sua cortesia.

Paolo Galleri, versi tratti da “Trappadè”, La mappa dell’amore – Immagini della vecchia Sassari, a cura del Rotary Club Sassari Nord, 2001.

In copertina e sulla pagina: Francesco Pau, Il campanile di San Donato visto dal Vicolo delle campane.

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